Herling - Grudzinski          


Gustaw
















BIOGRAFIA :


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Gustaw Herling-Grudzinski nacque il 20 maggio 1919 vicino a Kielce, nel cuore della Polonia.
Figlio del proprietario di un mulino, visse fino al 1939 nella dimora paterna, una grande casa dall’architettura tipica delle residenze nobiliari di campagna chiamata Suchediniow-Berezow.
Ancora giovanissimo, pubblicò alcuni articoli sull’opera di Gombrowicz attirando su di sé le attenzioni degli ambienti letterari polacchi.
Nel ’39, dopo il blitzkrieg nazista che in pochi giorni travolse la sua nazione, Herling tentò di formare a Varsavia alcuni gruppi di resistenza.
L’impossibilità di opporsi al potere militare dell’invasore tedesco, lo costrinse ad espatriare attraversando Leopoli e Grodno nella speranza di trovare nell’Unione Sovietica un futuro di rivalsa e libertà per la Polonia, finendo, però, per essere arrestato dalla polizia politica stalinista.
Dopo due anni trascorsi nel campo di prigionia di Yercewo, sul mar Baltico e la morte scampata per un soffio grazie alla solidarietà di un medico russo detenuto nello stesso campo, venne liberato nel 1942.
Dal lager, si ritrovò direttamente aggregato all’armata del generale Anders, nelle cui file attraversò Baghdad, Mossul, Gerusalemme, Aden e Alessandria d’Egitto, sbarcando a Taranto per partecipare insieme ai commilitoni alla campagna d’Italia.
Gravemente ammalato (di tifo, si sospettava), trascorse lunghi mesi nel sanatorio di Nocera e, in convalescenza, a Sorrento, dove conobbe Benedetto Croce e la sua famiglia.
Appena guarito, prese parte alla battaglia di Montecassino, guadagnandosi sul campo la più alta onorificenza militare polacca.
Herling, a questo proposito, diversamente da molti suoi compagni d’armi, ammise sempre di aver provato immenso terrore durante quella carneficina, sostenendo che ‘Virtuti Militari’ (l’onorificenza conferitagli) si guadagnasse soprattutto sconfiggendo un nemico : la paura.

Giunto a Roma nel ’44, lavorò nelle redazioni delle riviste del Corpo polacco e, in particolare, alla testata Aquila Bianca.
Un anno dopo, nel ’45, sposò la pittrice Krystyna Stojanowska-Domanska, conosciuta in Iraq.
Dopo il matrimonio celebrato ad Ancona, la coppia si stabilì a Roma.
Nella capitale, in quel periodo, nacque la rivista ‘Kultura’, organo della Polonia in esilio e luogo ideale d’incontro per valenti intelletti provenienti da quella terra martoriata, uomini come Kristov Pomian, Joseph Czapsky e Consantin Jelenski.
Su ‘Kultura’, Herling pubblicò i suoi ricordi di gioventù, alcuni saggi su Samuel Pepys, Conrad, Kafka, Babel ed alcune pagine del Diario scritto di notte, che continuò a tenere fino ai suoi ultimi giorni.
La sede della rivista venne spostata a Parigi, ma Herling decise di restare in Italia da cui, comunque, nel ’46 si ritrovò costretto a partire alla volta dell’Inghilterra.
Fino al 1952, anno della morte della moglie, lo scrittore passò da un lavoro saltuario all’altro, collaborando con la rivista Wiadomosci e pubblicando Un mondo a parte, romanzo-testimonianza sulla allucinante realtà dei lager sovietici, che attirò l’attenzione di Bertrand Russel e di Albert Camus.
Tra le pagine di Un mondo a parte prese corpo e struttura la problematica incentrata sul destino e sul male che attraversa l’intera produzione di Gustaw Herling.

Al ritorno di un viaggio in Birmania (maggio-giugno ’52), reso possibile da una borsa di studio assegnatagli dal Congresso della Libertà della Cultura, accettò un impiego nella sezione di cultura polacca della ‘Free Europe Radio’ a Monaco di Baviera.
Due settimane dopo, venne colpito duramente dalla scomparsa della moglie.
Il periodo che seguì, intriso di disperazione e depressione, venne alleviato dalla visita a Monaco di Lidia Croce, figlia di Benedetto, accompagnata dal figlio Giulio.
Dopo un breve periodo i due decisero di sposarsi, trasferendosi, nel ’55, definitivamente a Napoli.
Nella città all’ombra del Vesuvio, la famiglia Herling, già ampliatasi in Germania con la venuta al mondo del neonato Benedetto, a cui fu imposto il nome del grande nonno, vide la nascita della terzogenita Marta.

Il lungo soggiorno italiano – ben nove lustri -, venne intervallato dallo scrittore con mesi trascorsi a Maisons-Laffitte, la redazione parigina di ‘Kultura’.
Una vaga fama di anticomunista, che raggiunse l’apice con la proposta di espulsione dal suolo nazionale avanzata dal quotidiano ‘Paese Sera’ (che, pure, l’aveva annoverato tra i propri collaboratori così come ‘Il Giornale’ di Montanelli, ‘La Fiera Letteraria’, ‘La Stampa’ e ‘Tempo Presente’di Silone e Chiaromonte) , fece sì che fino al 1989, le sue opere fossero quasi ignorate in Italia.
I danni perpetrati da un quotidiano, furono sanati, quasi per una dantesca regola del contrappasso, da un altro quotidiano, ‘Il Mattino’, che gli aprì le proprie pagine contribuendo alla riconciliazione con Napoli e con la nazione.
L’incontro con la Casa editrice Feltrinelli, portò stabilmente i suoi scritti sugli scaffali delle librerie.

Altre furono le sue fortune nella terra natale.
In Polonia, fino al 1996, il nome di Herling si associava istantaneamente a ‘Kultura’ e alle pagine del Diario scritto di notte, pubblicato solo negli ultimi anni di vita dal quotidiano ‘Rzecpospolita’.
L’universo narrativo di Herling si concentra, in massima parte, nel suo Diario :
solo i due primi racconti Il principe costante e La torre, come anche gli ultimi romanzi brevi La bianca notte dell’amore e Requiem per il campanaro, non sono legati al filo conduttore del dialogo con se stesso continuato sul Diario scritto di notte fino alla sua scomparsa.

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BIBLIOGRAFIA :