Sinjavskij          


Andrej
Donat'evic
















BIOGRAFIA :


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Andrej Donatievic Sinjavskij (pseudonimo Abram Terc) nacque a Mosca l’8 ottobre 1925 da una coppia di genitori che avevano un passato da rivoluzionari, avendo partecipato alla guerra civile, ma che nonostante il loro passato furono poi ugualmente travolti dall’orrore delle purghe e del terrore staliniano.
Subito dopo la laurea, nel 1951, Andrej entrò come ricercatore al Dipartimento di Letteratura Russa dell’Istituto di Letteratura Mondiale di Mosca, dove lavorò fino al 1965.
Come studioso di letteratura, nel 1958 scrisse “Istorija sovetskoj literatury 1917-1918“ (Storia della letteratura sovietica 1917-1918), mentre nel 1960 scrisse la biografia per l’edizione delle opere di Pasternak nella serie “Biblioteka poeta” (La biblioteca del poeta), e la biografia di Picasso, oltre a collaborare con la rivista Novyi Mir (Il mondo nuovo), la rivista più avanzata o liberale nel grigiore generale delle lettere sovietiche.
Dal 1957 Andrej non esitò a legarsi a Boris Pasternak, oltre che a prendere esempio da Tolstoj e da Gorkij nell’iniziare ad errare per la sconfinata Russia nel desiderio di indagare (al di là della “lakiròvka”, la vernice) sul socialismo e sui miserevoli paradigmi del “diamat” (il materialismo dialettico) scavando nel mondo degli uomini.
In questi suoi vagabondaggi il poeta fu sempre accompaganto dalla moglie Mascia, con la quale presenziò anche ai funerali di Pasternak nel villaggio di Peredelkino, alla periferia di Mosca, il 30 maggio 1960.
A quell’evento parteciparono migliaia di giovani, provenienti da ogni angolo dell’Unione Sovietica, nonostante le autorità avessero tentato di nasconderlo mantenendo un rigoroso silenzio.
Tra coloro che portarono la bara a spalla c’erano Andrej Sinjavskij e Julij Daniel, che nel febbraio del 1966 sarebbero poi stati processati dal regime a Mosca.
La dittatura comunista si occuperà anche della persecuzione della vedova di Pasternak, Olga Ivinskaja, e di sua figlia Irina, in seguito alle accuse infamanti che Krusciov non risparmiò loro.
Nel 1959, come prosatore e non come studioso della letteratura, sotto lo pseudonimo di Abram Terc, preso in prestito dal nome di un ladro di origine ebrea del folclore odessita, Andrej pubblicò all’estero, a Parigi, “Fantasticeskie povesti” (Racconti fantastici) e “Cto takoe socialisticeskij realizm ?” (Che cos’è il realismo socialista ?).
Nel 1960 scrisse “Compagni entra la Corte”, seguito poi nel 1963 da “Ljubimov”.
A causa dei suoi scritti Andrej fu arrestato l’8 settembre 1965 e a metà febbraio dell’anno successivo, nel 1966 appunto, fu condannato, inseme a Julij Markovic Daniel’ con l’accusa di “delitto letterario” e “diversione stilistica antisovietica”, a sette anni di lavori forzati.
Julij Daniel era colpevole, secondo il regime, di aver pubblicato all’estero i suoi scritti, sotto lo pseudonimo di Nikolaj Arsak.
Quanto poco Andrej Donatievic Sinjavskij, autore del saggio sul realismo socialista, rassomigli al personaggio obliquo e proditorio configurato, nel processo a suo carico da una Corte più incline allo scherno che alla giustizia, è dimostrato dai pochi ragguagli certi che abbiamo intorno a lui.
Sinjavskij non fece nulla per mascherare nelle sue propensioni di critico e letterato certi interessi che lo portarono pericolosamente a indagare sull’opera di Vladimir Majakovskij, di Marina Cvetaeva, di Osip Mandel’stam, sebbene questi nomi fossero sospetti al regime.
Al processo Andrej concluse la sua autodifesa affermando :
Sono stato accusato di aver scritto che ai tempi di Stalin esistevano campi di deportazione. Ma ditemi, di grazia: dove sarò condotto io stesso quando uscirò da quest’aula ?
Nel 1966, durante la detenzione, venne pubblicato “Mysli vrasploch” (Pensieri improvvisi), una raccolta di pensieri e considerazioni che richiamava lo stile mistico filosofico dello scrittore russo Vasiij Rozanov.
Sempre durante la prigionia riuscì a far pervenire alla moglie, sotto forma di lettere, tutto il materiale che, una volta liberato ed esiliato a Parigi, sarebbe servito alla stesura di ben tre libri, e cioè “Golos iz chora” (Una voce dal coro), “Progulki s Puskinym” (Passeggiate con Puskin) e “Vteni Gogolja” (All’ombra di Gogol).
Dopo aver scontato la condanna Sinjavskij venne esiliato, anche a seguito della pressione esercitata dall’opinione pubblica mondiale, e nel 1973 si trasferì a Parigi, città in cui visse fino al giorno della sua morte, il 25 febbraio 1997.
Dal 1979 Sinjavskij pubblicò la rivista Syntaxis, portavoce di una vivace dissidenza.
Nel 1982, come risultato di un anno di lezioni tenute alla Sorbona come Professore di letteratura russa, diede alle stampe “Opavsie list’ja” V.V.Rozanova (Foglie cadute. V.V. Rozanov).
Nel 1980 pubblicò il racconto “Kroska Cores”, e nel 1984 pubblicò il romanzo “Spokojnoj noci” (Buona notte), mentre nel 1987 venne edito “Zolotoi snurok” (La cordicella d’oro.
Alcuni dissidenti, come Solzenicyn oppure come Sinjavskij, non sono stati piegati dal conformismo asfissiante del comunismo russo, nonostante i lunghi anni trascorsi nei gulag come deportati, additati come nemici della società, ma hanno radiografato l’essenza di un regime insostenibile, estraneo sia al Popolo russo che all’intera umanità e ne hanno diffuso l’immagine vera, non metamorfizzata, attraverso i loro scritti.
In entrambi gli autori, pur con impronte molto diverse tra loro, si è palesata l’avversione al totalitarismo comunista, incrostato com'è da un materialismo marxista devastante e sanguinario.
La valenza con cui Sinjavskij ci propone le sue opere assume un valore particolare, in relazione al fatto che l’autore non era un militante dell’anticomunismo in senso politico, anche se riconosce nel marxismo un ciclico ritorno alla violenza, senza la quale pare non possa esistere, ma un fautore della libertà in senso assoluto, generale.
Risulta quindi che l’universo comunista è oggettivamente inconciliabile con l’intero suo essere, così come di ogni dissidente antisovietico, di chi esprime la propria cristianità, e di chi si batte per la libertà individuale sia di pensiero che di parola.
Di Andrej Sinjavskij ci rimane la grande testimonianza letteraria e il ricordo di una persona straordinaria che ha rischiato non solo la propria vita ma la sua stessa identità, opponendola al regime comunista.
Un eroe che le generazioni di giovani scolari delle scuole elementari europee dovrebbero conoscere, stimare e apprezzare, leggendo e studiando le sue opere.

FONTI :

Dal libro : "Rozanov e Sinjavskij : un rapporto ideale e controverso".
Dalla prefazione del saggio “Che cos’è il realismo socialista ?”.


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BIBLIOGRAFIA :


Anno 1958 : Storia della letteratura sovietica 1917-1917.

Anno 1958 : Compagni, entra la corte.

Anno 1960 : Picasso - Biografia.

Anno 1961 : Racconti fantastici.

Anno 1964 : Ljubinov.

Anno 1965 : Pasternak - Biografia.

Anno 1966 : Che cos'è il realismo socialista.  Saggio - (Quaderni dell'Unione Italiana per il progresso della cultura.)       Collezione Bartoli  

Anno 1967 : In difesa della piramide o contro Evtuschenko>

Anno 1967 : Pensieri improvvisi. Nel 2014 è stata pubblicata una edizione contenente anche lo scritto "Ultimi pensieri", dal titolo :"Pensieri improvvisi con ultimi pensieri".

Anno 1975 : Una voce dal coro.

Anno 1975 : All'ombra di Gogol.

Anno 1976 : Passeggiate con Puskin.   Saggio

Anno 1984 : Buona notte.

Anno 1990 : Nazionalismo e antisemitismo.   Saggio

Anno 1991 : Ivan lo scemo. Paganesino, magia e religione del popolo russo.

Anno 1998 : La casa del gatto.   Pubblicato postumo